Io l’ammiro, l’albero

La condivisione autentica di se stessi come momento di crescita personale. Un passo avanti per diventare scrittore.

Un albero impiega anni a rafforzare la propria struttura, ad ergersi maestoso strato dopo strato e pazientemente, mostrando dignitoso un unico fine: puntare al cielo, sempre più in alto.


E io l’ammiro, l’albero.
Opera senza mai perdersi d’animo, fiero e convinto, e se riesce anche un po’ ad allargarsi sembra pronto ad accogliere chiunque a braccia aperte.
Dunque dicevo, io l’ammiro, l’albero. Sì, perché rappresenta la natura onesta che spesso noi umani non sappiamo imitare.
Qualche tempo fa, il giorno del mio compleanno, mi sono voluta fare un regalo dando un’anima di carta al testo che aveva visto la luce solo sul mio foglio Word.
E così per qualche tempo sono stata imprenditrice di me stessa, e ancora oggi in verità.
Credo però di averlo fatto male, cioè non in modo empatico, sentito, onesto. Di quell’onestà di cui dicevo prima.
Manca la condivisione, quella vera, e così mi sono detta che iniziare a parlarne sarebbe stato utile anche a me, alla mia crescita personale.
Quindi prendo e lascio. Una domanda e una notizia.
La notizia è che ho inviato il mio testo in valutazione (con un gran batticuore), vi terrò aggiornati sulle novità che dovessero arrivare.
La domanda per chi ha vissuto la mia stessa esperienza è questa: quanto siete cambiati durante la stesura del vostro lavoro e grazie a cosa?

Così lontano così vicino

L’ambientazione determina inevitabilmente ciò che saranno i personaggi, ma la scelta della stessa è l’esperienza che l’autore ha deciso di vivere

Scrivere un romanzo è come partire per un viaggio.
Infatti, proprio come quando ci si prepara per andar via, si mettono da parte tutte le remore del caso e si punta a quelle determinate scelte (mare o montagna?, quali indumenti?, aereo o viaggio in auto?), anche in corso di scrittura bisogna valutare ogni punto, studiare ogni luogo e acquisire informazioni preventive che rendano la traversata piacevole, soddisfacente, gratificante.

Nel corso degli anni mi sono imbattuta in articoli anche interesanti in cui si è trattato l’argomento in questione; post redatti da scrittori amatoriali, più spesso prodotti dagli addetti ai lavori, dagli infiltrati, quelli che ci sono dentro e sanno di cosa parlano.
Beh, il sunto è un po’ sempre lo stesso: scrivi ciò che conosci.
In poche parole “scrivi solo di ciò che hai esperito, perché se sei nato in un sobborgo campano, non sperare di poter descrivere perfettamente come si fa a crescere nella Kyoto dei primi del Novecento.”

Eh! Il problema, e suppongo sia un problema grave, è che io non sono d’accordo.

Ho iniziato a scrivere di ciò che conoscevo. Ho raccolto dagli angolini più nascosti tutte le bozze della mia vita, scritte su foglietti accartocciati sparsi qua e là nella memoria. Ho scritto perciò di bullismo e di dialetto, ho trattato di depressione e rimozione, ho narrato perfino di una giovane ventenne che s’innamora e scappa via dalla sua città natale, sperando di fare il botto. Eppure niente di tutto questo ha mai avuto un ascendente abbastanza potente da suscitare perfino in me il brivido di conquista cui un autore tanto anela. Nulla di quanto io abbia prodotto è mai stato lontanamente pensato come qualcosa di condivisibile. Sì, perché chi ha voglia di trattare della propria vita (fan assatanati della condivisione-social-a-tutti-i-costi a parte) in modo così sincero?
E perché romanzare la propria vita e solo ciò che si conosce, se ciò che uno scrittore vuole non è che volare via e creare, farsi fautore di vita, promulgatore di idee, dio incontrastato di nuovi mondi, pareri, opinioni, vissuti!

Certo un autore non desidera solo questo, magari ha voglia di studiare, di immedesimarsi, di empatizzare con realtà che non conosce e imparare a entrare dentro e sotto la pelle di un’adolescente nata e vissuta in una landa sperduta della Siberia. Magari vuole capire come si può vivere con quaranta gradi al sole, in mezzo al deserto, e sapersi ancora energico. Forse ha solo voglia di glissare sul proprio vissuto e raccontare di tutto fuorché di ciò che sa, perché ciò che sa non gli piace, o non è capace a guardarlo con onestà per dirgli “ok, sei il mio bagaglio di vita, ti perdono”.

Io sono per il viaggio. Per il viaggio della mente, del corpo e dell’anima. Sono per le frasi brevi e incisive. Sono per i punti e i punti e virgola lasciamoli ai dottoroni. Amo studiare ciò che non conosco. Voglio intendere ciò che non ho mai vissuto e palparlo come se sapessi di che si tratta. Voglio assaggiare spezie, anche se non lo farò mai. Voglio tuffarmi nel Pacifico anche se mai ne navigherò le acque.

Voglio farlo e lo farò, perché sono un autore. E io posso tutto.