Intervista? Ma chi… io?

Anteprima su La Firma Cangiante

Scegliere la via dell’autopubblicazione è un atto di profonda fede.
Fede verso se stessi e il proprio lavoro soprattutto.

Una volta però presa la decisione, è necessario lasciare che il testo vada per la sua strada e sopravviva da solo. A tal proposito, affidarsi al parere di coloro il cui pensiero è sempre stato allineato al nostro può essere un punto di partenza, nonché primo test fondamentale.

È per questo motivo che ho deciso di contattare Dario, anima pensante e cuore pulsante che c’è dietro il blog La Firma Cangiante.

Gli ho proposto la lettura di Nina – Io non sono te e ho atteso che mi restituisse la sua opinione. Cosa ne ho ricevuto? Come sospettavo una grande onestà intellettuale e una attenta analisi del testo… felicissima di avere anche in minima misura incontrato il suo parere positivo.

Ciò che proprio non mi aspettavo, invece, è che mi proponesse un’intervista, non solo da pubblicare sul suo spazio (Oddio, uscirò su La firma Cangiante!), ma anche su Loudd!

Non la faccio lunga, vi lascio il primo frammento, ma il resto potrete leggerlo solo seguendo il link!


Robin Kartwrite è una giovane scrittrice ligure che ha recentemente pubblicato il suo primo romanzo scegliendo la via dell’autoproduzione. Abbiamo avuto la possibilità di scambiare due chiacchiere con Robin riguardo il suo esordio, ed ecco l’esito della nostra chiacchierata a disposizione dei lettori di Loudd.

L: Ciao Robin, potremmo iniziare questa intervista raccontando in poche parole ai nostri lettori di cosa parla il tuo libro, senza svelarne punti salienti, giusto per farci un’idea su cosa ci si può aspettare leggendo Nina – Io non sono te.

RK: Ciao Dario, innanzitutto vi ringrazio per questa opportunità e per avermi regalato questo spazio. Mai me lo sarei immaginato, essere tra queste pagine mi lusinga e inorgoglisce.
Volendo risponderti, questa è la storia di due giovanissime donne che si ritroveranno, chi per volontà, chi per obbligo, in un luogo cupo e pericoloso: un campo di addestramento per giovani reclute. La prima per mettersi alla prova, per crescere e migliorarsi, la seconda per un sincero moto di solidarietà verso i più deboli. Nel frattempo, impareranno a valutarsi l’un l’altra, ma anche a difendersi da quegli individui che per i più disparati motivi vorranno far loro del male.
Mi piacerebbe definire Nina – Io non sono te un piccolo puzzle, un’opera il cui contenuto viene condiviso tramite brevi episodi narrati non sempre in modo cronologicamente lineare: uno stratagemma per dare informazioni utili senza mai divenire pesanti.
È di fatto un dark action con sfumature storico-drammatiche. Mi preme però che il lettore sappia che non sta per approcciarsi a un fantasy, nonostante l’uso di alcune nomenclature scelte ad hoc possa far supporre qualcosa di simile.
In parole spicciole? Se si vuol leggere di disciplina, amicizia, rabbia, sadismo e anche un po’ di sana empatia, questo libro ne è buono spunto.

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Il messaggio nascosto

La trilogia Nina è stata concepita con un certo grado di stratificazione.

Mi sono sempre domandata quanto potesse essere difficile condividere un messaggio profondo, senza però appesantire irrimediabilmente un testo che sarebbe poi stato letto con grande difficoltà.
Così mi sono detta che la strada più facile da percorrere sarebbe stata quella della semplicità.
Sì, insomma… partire da concetti di base, una comunicazione, una trama di base, per poi a mano a mano aumentare il carico sia da un punto di vista strettamente contenutistico che da quello stilistico.

Non so quanto abbia ripagato una scelta simile, con il senno di poi. Riconosco però la soddisfazione che mi ha procurato la costante volontà di lasciare indizi, di aumentare il grado di complessità, di svestire il testo un po’ per volta del velo di banalità di cui sembra essere impregnato.

Ammetto di essere stata però precipitosa: non ci sarà conclusione più giusta e gratificazione più grande – sia per l’autore che per il lettore – se non al termine dell’intero scritto.

E si sa, la pazienza è divenuta merce estremamente rara, ultimamente.

Innumerevoli strade

Quando ho iniziato a sviluppare il plot outlining dell’intera trilogia ho potuto rendermi presto conto di quanto lavoro ci sarebbe stato ad attendermi.

Non ci ho messo più di qualche giorno per identificare i punti chiave di cui avrei voluto trattare, ma nei mesi successivi, durante la stesura, mi sono accorta che per ogni strada imboccata c’erano innumerevoli altri piccoli sentieri percorribili che irrimediabilmente mi avrebbero portato da tutt’altra parte.

E così ho deciso di lasciare che fosse il testo a guidarmi.

In alcuni casi mi sono domandata perplessa dove sarei sbucata, in altri ho creduto di poter prevedere cosa sarebbe stato di quel tale personaggio, per poi riconoscere con amarezza che a decidere non sarei mai stata io!

Scrivere questa storia è stato emozionante e stimolante in modi che non avrei mai immaginato. Sentirsi il mezzo attraverso cui altre persone e personalità hanno condiviso la propria storia è stata l’esperienza più soddisfacente che potessi mai provare sulla mia pelle.

Inaspettatamente

Nina – Io non sono te è un dark action ed è il primo volume di una trilogia.

Nasce senza alcuna pretesa di pubblicazione, come un gioco e solo per nutrire la neonata voglia di comunicare me stessa in modo non così evidente.
Inaspettatamente vince i Wattys 2018 nella categoria Breakthrough, così decido di pubblicarlo da indipendente.

Il romanzo tratta di una realtà autentica, poiché ambientato in uno dei Campi di Addestramento che hanno reso tanto famose le spie russe del KGB degli anni ’90.
Paradossalmente non se ne fa menzione, dato che il primo volume è fortemente votato alla focalizzazione su pochi personaggi, alla umanizzazione degli stessi e alla descrizione dei primi legami che nasceranno.

Non è un fantasy (in più di un’occasione qualcuno lo ha definito tale) e me ne rammarico spesso, dato che le tinte a mano a mano che la lettura procede divengono sempre più drammatiche, nere, ma difatto reali.

Il mio primo romanzo

Nina – Io non sono te è il mio primo romanzo.

Un libro nato per serendipity… sì, beh, conoscete la favola de “I tre principi di Serendip”, che partirono cercando qualcosa e trovarono invece tutt’altro? Così è accaduto anche a me: tentavo di comunicare un messaggio, e sulla strada mi sono imbattuta in dinamiche completamente nuove che hanno deviato il corso del mio viaggio.

Questo libro infatti è frutto di una scelta non programmata.
Ero impegnata nella stesura di una narrazione di diverso genere, quando mi sono ritrovata a delineare i tratti di una donna fiera e forte, Nina, un personaggio secondario di un testo poi rimasto inconcluso.
Posta inizialmente in una condizione più che marginale, a mano a mano che la scrittura procedeva Nina acquisiva definizione, contorni, carattere, rilevanza, fino a quando non ha letteralmente spinto affinché il suo passato venisse raccontato.

È in questo modo che, ancora inconsapevole della strada che questa nuova figura avrebbe imboccato, ho poi scelto di dedicarmi completamente a lei; ho messo da parte ogni remora e mi sono tuffata in un mondo nuovo fatto di azione, combattimenti, training, complotti, vendetta: quanto mai avrei voluto facesse parte delle mie opere.

È nato così “Nina”, un libro con un potenziale immenso che raccontato per intero avrebbe superato il migliaio di pagine, per questo motivo dopo qualche mese ho deciso di suddividerlo in volumi, quelli che oggi compongono la trilogia.
“Io non sono te”, il primo capitolo della saga, vede protagonista l’evoluzione, la crescita, la determinazione di una giovane, che per forza di cose imparerà ad affrontare una parte di mondo estremamente cruda.