Il messaggio nascosto

La trilogia Nina è stata concepita con un certo grado di stratificazione.

Mi sono sempre domandata quanto potesse essere difficile condividere un messaggio profondo, senza però appesantire irrimediabilmente un testo che sarebbe poi stato letto con grande difficoltà.
Così mi sono detta che la strada più facile da percorrere sarebbe stata quella della semplicità.
Sì, insomma… partire da concetti di base, una comunicazione, una trama di base, per poi a mano a mano aumentare il carico sia da un punto di vista strettamente contenutistico che da quello stilistico.

Non so quanto abbia ripagato una scelta simile, con il senno di poi. Riconosco però la soddisfazione che mi ha procurato la costante volontà di lasciare indizi, di aumentare il grado di complessità, di svestire il testo un po’ per volta del velo di banalità di cui sembra essere impregnato.

Ammetto di essere stata però precipitosa: non ci sarà conclusione più giusta e gratificazione più grande – sia per l’autore che per il lettore – se non al termine dell’intero scritto.

E si sa, la pazienza è divenuta merce estremamente rara, ultimamente.