È un cerchio il percorso della scrittura

Scavare a fondo per scoprire che la comunicazione è anche un modo per definire se stessi

Ultimamente sulle piattaforme social, grazie agli spunti virali che alcuni bookblogger propongono, si accendono succose discussioni – che sfociano in altrettanto succose riflessioni – in merito agli innumerevoli dubbi che uno scrittore in erba dovrebbe proporsi di fugare. Dubbi sacrosanti, che nascono non appena lo scrittore di cui sopra posa la penna e inizia a guardarsi intorno, in cerca di un editore.

Innanzitutto, non si può prescindere dalla forma. Ogni autore che si rispetti deve conoscere le basi della grammatica, così come della sintassi italiana.
Impensabile è anche solo valutare di inviare il proprio manoscritto a una casa editrice se la struttura portante, cioè la modalità con cui si sta condividendo la storia, è lacunosa, rendendo la narrazione incomprensibile.

Un autore deve difendere il proprio operato senza però mostrare chiusura mentale.
Quando si hanno le idee chiare, quando la trama regge e anche l’apporto comunicativo funziona, allora l’autore sa che la sua storia possiede uno scopo. Egli ha cercato, ha studiato, e testato prima su di sé la forza delle risposte che il suo lavoro concede, e ha valutato che effettivamente quello specifico punto di vista potrebbe reggere lo sguardo puntuale di un buon lettore.
Tale consapevolezza non deve penalizzare il testo stesso. Il coraggio di riuscire a guardare ad esso come a un viaggio in divenire e non come fosse già perfezione assoluta è una qualità che va acquisita con il tempo e con una certa dose di maturità. L’importante è non mancare di domandarsi se la critica ricevuta può o meno aiutarci a crescere.

Bisogna imparare a descrivere la propria opera con poche frasi essenziali e incisive: le uniche che contengano la sostanza di ciò che si vuol divulgare.
Se questo compito risulta arduo, probabilmente il messaggio che si sta tentando invano di mandare non è chiarissimo nemmeno all’autore.

Tantissimi altri parametri concorrono alla stesura di una narrazione valida, eppure fulcro centrale attorno al quale ruota tutto è la definizione dello scrittore tout court: un senso assoluto che si delinea attraverso prove ed errori, cadute e cicatrici, gavetta, fatica, studio.

Appare chiaro che chiunque tenti di scrivere per poter lasciare qualcosa di sé ai posteri sta facendo anche un lavoro su se stesso. Un lavoro che contribuirà alla rappresentazione definitiva, e paradossalmente in continua “revisione”, di un essere umano che per serendipity è partito per un lungo viaggio e si è concesso di seguire strade nuove che lo hanno portato a una meta totalmente diversa dalla prima che egli aveva stabilito.

Le scoperte guadagnate gli concederanno di identificare diversi, e forse del tutto inaspettati, tratti del proprio carattere che probabilmente mai avrebbe sperato di possedere.