Incontrarsi a metà

Una regola assai stuzzicante, di cui la psicologia ci informa con luculliana generosità, riguarda l’assunto per cui la prima impressione vale molto più del nostro intrinseco valore. Valore che può essere dimostrato solo dopo qualche tempo, in realtà, e che pertanto viene penalizzato a causa di una mera questione tecnica.

All’inizio, infatti, appena dopo il primo sguardo, intimamente sappiamo già se il nuovo interlocutore avrà carezzato le corde più profonde del nostro animo oppure si sarà scavato da solo la – figurata – fossa.

Regola di cui sopra vuole che, in caso di esito negativo, il malcapitato dovrà stupirci favorevolmente per ben sette volte, prima di raggiungere lo stato di neutralità che gli concederà di partire da capo.

E così accade che l’avvenenza del commesso che tiene aperta la porta per noi, aiutandoci a entrare nel bookshop sotto casa, ci predisponga molto più rispetto all’atteggiamento affettato della barista coi capelli arruffati, e il naso rosso e colante, che in quello stesso bookshop ha preparato il nostro caffè. E a nulla serve se sulla schiuma quest’ultima vi ha disegnato un cuoricino: se avesse fatto un sorriso, forse ora non staremmo pensando che quella ci ha starnutito sopra!

Basta poi accomodarci, osservare qualche minuto l’ambiente, le dinamiche tra le persone, noi stessi in quel contesto, per renderci inevitabilmente conto che la variabilità umana è talmente ampia e curiosa, che ritenere di saper abbinare la più corretta etichetta a qualcuno fin dal primo istante è pura utopia.

L’istinto e la psicologia ci inducono a formulare da subito giudizi di valore inconsci, ma sta a noi conquistare la capacità di lasciarci stupire dall’ignoto, dando un’ennesima possibilità al tempo.

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